L'Opinione

L'Argentina

L’Argentina merita una menzione particolare per due motivi. E’ un caso recente la
cui bancarotta ha coinvolto in maniera pesante una massa di risparmiatori italiani, che
sono stati letteralmente truffati dalle banche e quindi è ben presente nelle menti degli
italiani.
Per questo motivo è lo spauracchio che i sostenitori dell’euro agitano per dimostrare
quanto sia protettiva la moneta unica e quanto fortunati siamo a farne parte.
Il secondo motivo è che spiega in realtà molto bene come funzionano certi
meccanismi finanziari messi in atto dal Fondo Monetario Internazionale ed è allo
stesso tempo un ottimo esempio della cialtroneria delle banche nostrane ed estere.
Quanto è successo con l’Argentina era in passato già avvenuto molte volte, ma non
essendoci un coinvolgimento diretto dei risparmiatori italiani, nessuno ci aveva fatto
particolarmente caso.
Cosa sia successo è fonte di meraviglia per lo scrittore M.Vargas Llosa che non sa
spiegarselo bene.
“Come si spiega che l’Argentina, che ha avuto qualche decennio fa uno dei livelli di
vita più alti del mondo e che sembrava destinata, qualche generazione più tardi, a
competere con la Svizzera o con la Svezia quanto a sviluppo e modernità, sia
retrocessa in questo modo, fino a poter essere paragonata, quanto a impoverimento, a
disordine a certi Paesi africani? (…) L’Argentina ha di tutto, dal petrolio a un mare
ricco, a una terra fertile che da sola basterebbe per consentire all’Argentina di essere
allo stesso tempo granaio e fornitore di tutte le macellerie del mondo. Ha un territorio
enorme con una popolazione ridotta e culturalmente omogenea.”
Forse tutto questo è venuto improvvisamente a mancare? Per nulla. L’Argentina
continua ad essere uno dei Paesi più ricchi del mondo, se per ricchezza intendiamo le
risorse del territorio e delle infrastrutture.
La sinistra, come al solito, tenta di buttarla sulla lotta di classe senza saper spiegare
un bel niente. E’ vero che la pesante, corrotta e sanguinaria dittatura che ha governato
il Paese per diversi anni fino al 1983 non gli ha certamente giovato, ma i guai grossi
sono successi dopo con il “democratico” Menem e i suoi successori.
Con la dollarizzazione della valuta, il pesante ingresso di capitale straniero e la
privatizzazione di molte strutture, l’Argentina entra nel pieno del delirio economico
tanto caro ai finanzieri mondiali e con il solito corollario di disastri obbligati:
aumento mostruoso della disoccupazione, sbilanciamento delle attività produttive,
aumento del debito estero. Al danno si aggiungono le beffe. Gli osservatori del
mondo finanziario asseriscono che i guai dell’Argentina sono dovuti alla chiusura dei
mercati europei ed USA ai prodotti argentini, soprattutto a quelli agricoli. Insomma
non sono abbastanza “globalizzati”.
La realtà è un’altra. L’agricoltura argentina è in mano alle multinazionali degli OGM
che hanno fatto fallire migliaia di piccoli produttori. Inoltre all’inizio degli anni ’90,
gli USA e il FMI offrirono un prestito condizionato all’ancoraggio del Peso
Argentino al Dollaro, alla totale privatizzazione di banche e servizi, alla rimozione di
dazi doganali ed alla liberalizzazione della circolazione dei capitali.
Questo causò il crollo delle esportazioni, a causa del Peso
sopravvalutato,l'impossibilità di esercitare politiche monetarie e un incremento delle
importazioni di merci a basso costo, che distrussero l’economia produttiva della
nazione, con chiusura di fabbriche ed aumento della disoccupazione.
La libera circolazione dei capitali fece affluire la speculazione internazionale,
soprattutto i cosiddetti “vulture funds”, i fondi avvoltoio specializzati
nell’investimento in società fallite o sull’orlo del fallimento, che ottengono enormi
profitti dal loro salvataggio o risanamento, generalmente a spese della comunità.
In effetti l’Argentina sembrava un buon affare, grandi risorse e tassi d’interesse molto
alti sui titoli pubblici. Per un po’ gli avvoltoi hanno guadagnato, ma le progressive
svalutazioni reali del Peso, per stare dietro nominalmente al dollaro, con crescendo
rossiniano del debito pubblico, portavano la nazione verso l’insolvenza totale. Gli
interventi del FMI aumentarono la portata del disastro. Ulteriori prestiti vennero
garantiti a condizione che il governo tagliasse la spesa pubblica, soprattutto stipendi e
pensioni. Secondo il FMI la produzione sarebbe cresciuta, invece scese
ulteriormente. Un successivo prestito di 26 miliardi di dollari fu concesso a
condizione che si saldasse in dollari il loro debito, oltre a pagare un premio del 16%.
Gli interessi più il premio arrivarono a 27 miliardi di dollari annui, cioè superarono
l’ammontare del prestito.
Sembra una barzelletta ma incredibilmente iul governo argentino accettò.
Pagarono 27 miliardi di dollari per avere un prestito di 26. I soldi non
transitarono nemmeno virtualmente dall’Argentina e andarono direttamente nelle
casse delle banche americane. La diagnosi fu la solita, mancava competitività nelle
esportazioni e c’era troppa spesa pubblica.
Anche la cura del FMI era la solita canzone.
Con uno dei soliti diktat degli organismi finanziari internazionali, impose di tagliare
la spesa di 7 miliardi di dollari ed aumentare le tasse di 4 miliardi, impossibile per
una economia già agonizzante, il cui gettito fiscale si era ridotto a causa della
sparizione della classe media e la spesa pubblica era aumentata per cercare di
sostenere l’esercito crescente di nuovi poveri.
Quanto ad aumentare le esportazioni, oltre al fatto che solo le multinazionali erano in
grado ormai di esportare qualcosa e i loro proventi non arricchivano le casse del
governo argentino, da più parti si fece notare che nemmeno un campione del mondo
dell’export, cioè il Giappone, era riuscito a risolvere una crisi decennale solo grazie
ad esse, figuriamoci come avrebbe potuto l’Argentina. Il diktat aveva come scadenza
il dicembre 2002.
Tirava brutta aria anche per gli avvoltoi che, cominciando a temere che gli restasse in
mano il cerino dell’insolvenza totale dei titoli, iniziarono a rifilarli ad ignari
risparmiatori. Agli inizi del 2002 la situazione dell’Argentina era arcinota agli
operatori del settore, ma le banche collocarono tango bonds a tutto spiano a piccoli
investitori, spiegando loro che i rendimenti erano convenientissimi e l’investimento
solido. In fondo, raccontavano, L'Argentina è uno dei paesi più ricchi del mondo, i
titoli sono statali e lo Stato non può certo fallire. Furono soprattutto le banche italiane
a farlo, approfittando della scarsa trasparenza in cui potevano, e possono, operare.
Gran parte di questi investitori non rividero i loro soldi perché i 132 miliardi di debiti
argentini sono stati rifilati loro dalla finanza internazionale, FMI e avvoltoi in testa, la
quale, quando l’Argentina dichiarò l’insolvenza, si lavò le mani della faccenda e
lasciò che fossero i fortunati possessori di bond a discutere con il governo argentino.
Improvvisamente fu chiaro che la ricchezza di una nazione non ha niente a che
vedere con il suo debito pubblico. Chiaro? Come si è già visto il debito pubblico non
è garantitro da NIENTE. E' carta straccia e vale qualcosa, per la legge di Wilcoyote,
solo se qualcuno accetta che valga qualcosa. Inoltre una nazione puà diventare
insolvente senza che la sua ricchezza venga intaccata. E' successo molte volte nella
Storia.
I risparmiatori che sono riusciti a citare le banche, sono riusciti a recuperare qualcosa,
gli altri si sono fottuti, passati cinque anni dalla scadenza, i bond sono diventati carta
straccia, quello che sono in realtà sempre stati.
Del resto se uno vuole fare un investimento a rischio, deve mettere in conto la
possibilità di perdita, giusto? In un mercato evoluto e maturo mica è compito della
banca garantire la rendita, giusto? Se volete l’emozione di giocare a fare Paperon de
Paperoni con cilindro e palandrana bisogna anche sapersi muovere, giusto? Che
diavolo c’entrano le banche, mica possono prevedere quello che farà il governo
argentino, tocca agli investitori informarsi su quello che stanno comprando, giusto?
Altroché se è giusto. E’ la dura legge del gol finanziario, che gli organismi
internazionali ci vogliono imporre. Il cinismo allegato trascura con un certo fastidio il
condimento di sangue, disordini, morti e disastri vari che in genere accompagnano
queste brillanti speculazioni. In Argentina c’è stata una mezza guerra civile, che si è
tentato di spacciare come una faccenda locale.
Quello che è successo in Argentina non è un caso isolato, è già successo molte volte
in passato dal Brasile, all’Ecuador, alla Russia e a diverse nazioni asiatiche. Tutte si
sono piegate a tutte le richieste del FMI e le loro economie sono andate a picco.
Secondo autorevoli commentatori il neoliberismo del FMI e della Banca Mondiale e
la loro capacità di applicare i propri programmi ha considerevolmente contribuito al
declino della crescita economica della maggioranza dei paesi a reddito basso o medio.
E hanno già cominciato con quelli ad alto reddito.



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