L'Opinione

l'Euro

Con l’entrata in vigore nell’euro nel 2002, l’Italia si è trovata ad affrontare la più
improvvisa svalutazione della sua storia. Il potere di acquisto si è ridotto di botto del
cinquanta per cento. Anche se l’euro ufficialmente venne quotato a poco meno di
duemila lire, in realtà ne valeva mille. Questo venne imputato sulle prime a scarsa
padronanza del nuovo conio, accusando soprattutto le persone anziane di essere
troppo imbecilli e di farsi fregare. In un secondo momento sono stati incolpati, come
al solito, i piccoli commercianti, soliti capri da accusare di ogni traballamento
economico, per nascondere le vere responsabilità. E’ ridicolo pensare che un collasso
come quello degli anni 2003-2005 potesse essere causato solo dall’ambulante che ha
speculato sul prezzo delle patate, ma quando una balla viene ripetuta molte volte ed
anche da fonte autorevole, diventa una mezza verità o, come dice J.A. Ullate Fabo,
nel suo "critiche al codice Da Vinci", non diventa verità ma aumentano le persone
ingannate. Molti degli stessi accusati finirono per crederci e se la presero con i
colleghi disonesti, un po’ come avveniva nei processi dell’Inquisizione.
L’euro è stato creato prendendo una unità fittizia chiamata ECU a cui aderivano i
Paesi della comunità europea. Molti dei quali non aderivano e non aderiscono
all’Euro, e che era formato da percentuali e valori diversi a seconda del Paese. Ad
una certa data ed una certa ora (il 31 dicembre 1998 alle 11,30 ora di New York)
venne rilevato il cambio di ogni singola moneta nei confronti del dollaro: Questi
cambi vennero moltiplicati per il peso percentuale che la valuta aveva nell’ECU, una
parte non trascurabile del quale era composto da monete non aderenti all’Euro, e
sommandoli insieme si ottenne il valore dell’ECU, che dal 1 gennaio 2002 si
trasformò in Euro.
All’epoca un dollaro valeva 1660 lire, 1,676 marchi tedeschi, 5,622 franchi francesi,
142,660 pesetas spagnole, 0,602 sterline inglesi e 8,135 corone svedesi. Queste
ultime due insieme alla corone danesi non facevano e non fanno parte dell’euro. In
aggiunta nell’euro entrarono Austria e Finlandia che non facevano parte dell’ECU.
L’ECU era così composto:
• 0,6242 Marchi tedeschi
• 1,332 Franchi francesi
• 0,08784 Sterline inglesi
• 151,8 Lire italiane
• 0,2198 Fiorini olandesi
• 3,301 Franchi belgi
• 0,13 Franchi lussemburghesi
• 0,1976 Corone danesi
• 0,008552 Sterline irlandesi
• 1,44 Dracme greche
• 6,885 Pesetas spagnole
• 1,393 Escudos portoghesi
La presenza di 0,08784 sterline inglesi non è trascurabile; significano all’interno
dell’Euro 0,14591 dollari, mentre l’Italia conta solo per 0,09144 dollari cioè poco più
della metà, mentre il marco tedesco conta per 0,37243 cioè due volte e mezza la
sterlina, quasi quattro volte in più della lira italiana e oltre un terzo dell’insieme. I
francesi si accontentano 0,23692, cioè due volte e mezza la lira e poco più di metà del
marco. Tutte insieme sommate indicavano quanti dollari ci volevano per fare un euro,
cioè 1,187 il 15 dicembre 1998, diventato 0,8920 il 1 gennaio 2002, primo giorno di
entrata in vigore della nuova valuta Insieme Marco e Franco superano il 50% del
valore dell’Euro mentre un 18% è dato dal valore di monete con appartengono
all’Euro.
Nelle stesso periodo (15 dicembre 1998 / 1 gennaio 2001) la sterlina passa da
1.68680 a 1.45570, cioè mentre l’euro perde il 25% la sterlina perde solo il 14%
rispetto al dollaro, in momento in cui l’economia inglese non è più forte di quella
tedesca. Questo a patto di voler ammettere, cosa altamente discutibile anche da parte
degli economisti, che la crescita di una moneta sia un riflesso dell’incremento
dell’economia di un Paese.
Ma questi sono solo giochetti di cifre cari ai finanzieri, la cui apparente complessità è
come il “latinorum” di don Abbondio. Il fatto è che intortando la gente con miti
aulici di età dell’oro, di libertà di circolazione, di stabilità economica il potere
finanziario ha legato i cittadini europei a un carretto pesante da trascinare,
impoverendo le popolazioni e portando benefici ad una cerchia sempre più
ristretta di privilegiati.
Le banconote vengono emesse dalla BCE o dalle banche centrali su istruzione della
BCE e non hanno nemmeno un numero di serie ma solo un codice identificativo
nazionale. In pratica nessuno sa quante sono.
I requisiti per appartenere a questo club di eletti, sanciti dagli accordi di Maastricht
sono i seguenti:
• un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo;
• un rapporto debito/PIL inferiore al 60%;
• un tasso di inflazione non superiore a 1.5 punti percentuali sopra quello medio
dei tre stati membri a più bassa inflazione;
• tassi d'interesse a lungo termine non superiori di 2 punti percentuali rispetto
alla media dei tre stati membri a più bassa inflazione;
Come si vede il criterio di base per valutare la virtù delle nazioni è il meraviglioso
PIL, di cui si è già detto: Quanto all’inflazione è un dato statistico e come tale
facilmente influenzabile e interpretabile.
Proprio in seguito all’introduzione dell’euro molti hanno cominciato seriamente a
dubitare dell’attendibilità dei dati ISTAT e poco importa che essi siano regolarmente
confermati dagli istituti europei di statistica visto che lo stesso ISTAT a fornire i dati
da elaborare.
Per quel che riguarda i tassi di interesse, quelli minimi sono stabiliti dalla BCE ed
influiscono ovviamente anche sul debito pubblico dei vari Stati. La preoccupazione
che uno Stato offra titoli pubblici ad interessi alti per attirare capitale straniero è
tipica della mentalità finanziaria e solo per questo motivo deve essere stata inserita. I
Gatti e le Volpi non si fidano a vicenda.
A distanza di qualche anno e fuor di polemica si può affermare che l’euro ha di fatto
portato i costi di Italia, Grecia ed altri Paesi considerati deboli agli stessi livelli di
Francia e Germania, con la differenza che Francia e Germania avevano una economia
adeguata, l’Italia no.
Fare finta di essere grandi ha avuto un costo altissimo, pagato come al solito dalle
fasce deboli, in termini di perdita di competitività all’interno della stessa Europa. Per
poter entrare nel primo gruppo di monete che aderivano all’euro gli italiani sono
stati stritolati di tasse per rientrare nei parametri, che non sono affatto verbo divino,
ma delle semplici convenzioni valide fino alla convenzione successiva. La carota
sventolata sotto il naso era il benessere della Germania, di cui noi italiani avremmo
furbescamente approfittato senza in realtà meritarlo.
La presunta furbizia che gli italiani si illudono di avere è uno dei motivi per cui
cascano spesso in queste trappole.
La sperata riduzione dei costi energetici non c’è stata, anzi le bollette di luce, gas e
carburanti vari sono più che raddoppiate, insieme ai costi, già inaccettabili della
mostruosa burocrazia italiana e quelli di una pressione fiscale più elevata di Francia
e Germania, hanno messo in ginocchio le aziende produttrici italiane, soprattutto di
piccole e medie dimensioni. Una dopo l’altra hanno chiuso o si sono drasticamente
ridimensionate. Nella classifica del turismo siamo scivolati dal 1° al 5° posto dei
Paesi più visitati al mondo.
Il danno più concreto però è stato senza dubbio la definitiva perdita della sovranità
della moneta. L’euro sarebbe un’ottima cosa se si limitasse ad essere una unità di
misura, come il metro o il litro. Oppure se fosse la moneta di un governo europeo.
Questo è l’inganno che fa credere a molti, che si pensano illuminati e lungimiranti,
che sia un evento positivo. Del resto la via dell’inferno è lastricata di buone
intenzioni. Gli aspetti positivi vengono sempre molto enfatizzati. E’ sicuramente
bello avere una moneta unica che non generi problemi di cambio alla frontiera e che
sia stabile e forte e possa addirittura essere un contraltare o una alternativa del
dollaro. L’esperienza dell’inflazione a due cifre degli anni settanta e l’invidia verso
chi poteva vantare una moneta stabile, come la Svizzera e la Germania, ha portato gli
italiani, senza valutare cause e ragioni, a sposare con entusiasmo la nuova moneta e
convincersi, contro ogni logica che abbia portato dei reali benefici.
Del resto non si sono nemmeno accorti che nessuno ha mai chiesto il loro parere.
In principio l’euro si svalutò quasi in caduta libera rispetto alla quotazione iniziale
passando da 1,17 a 0,85 .Questo da una parte favorì molto la Germania e in misura
minore la Francia e impedì agli italiani di rendersi subito conto di che razza di bidone
fosse. In questo aiutati molto dall’establishment, bipartisan sia pure con sfumature,
che non ha perso occasione di segnalare quanto fortunati fossimo ad avere l’euro e
quanto male staremmo se non lo avessimo. L’argomento principale è che la sua
rivalutazione sul dollaro ci consente di acquistare il petrolio a minor prezzo. Su
questo ci sarebbe molto da dire. In primo luogo, come si è ricordato per oltre un anno
l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro e quindi abbiamo pagato il petrolio di
più. Poiché però ci hanno sempre detto che l’economia italiana è debole e sbilanciata
per necessità di acquistare materie prime all’estero,nessuno dubita che se nel 2002-
2003 l’euro si è svalutato anche la lira si sarebbe svalutata.
Quindi se l’euro si svaluta, la lira si sarebbe svalutata di più, mentre se l’euro si
rivaluta, sicuramente la lira non si sarebbe rivalutata. Sulla base di questa logica
ferrea siamo molto fortunati a stare con le economie forti d’Europa. Il complesso
d’inferiorità degli italiani è sicuramente l’argomento migliore a favore dell’euro.
Inoltre il prezzo del petrolio al barile è quanto di più effimero e falsabile ci sia,
oggetto di ogni genere di speculazioni. Senza contare la particolare situazione italiana
per cui al crescere del costo del petrolio cresce inevitabilmente il prezzo dell’energia,
mentre non avviene mai il contrario. Attualmente uno dei più grandi importatori di
petrolio è la Cina, la cui moneta non è sotto il controllo di alcuna autorità monetaria
ed è tenuta artificialmente bassa. Inutilmente gli Stati Uniti, la FED ed altre autorità
hanno cercato di convincere le autorità di Pechino ad aumentare il valore dello Yuan.
La moneta è il punto di forza basilare delle esportazioni cinesi in tutto il mondo e
della crescita galoppante dell’economia cinese. E ben poco importa se devono pagare
il petrolio con una moneta svalutata. Del resto anche il petrolio non viene acquistato
al prezzo di mercato ma con scambi ed accordi politici tra i governi. La Cina
rappresenta un mercato troppo ghiotto per le economie occidentali, per cui sono
disposte a dimenticarsi non solo che lo Yuan è sottovalutato, ma anche che la Cina è
un Paese sottoposto ad una feroce dittatura e che non riconosce i diritti dell’uomo,
pratica la tortura, incarcera senza processo ed uccide i dissidenti. Con argomenti
simili gli stessi Stati Uniti ritengono dover applicare un embargo alla vicina Cuba.
Del resto l’Arabia Saudita, Paese non democratico sottoposto alla rigida legge
islamica integralista, dove è severamente vietato professare altre religioni, viene
considerato “moderato”.
Questo è il guaio di lasciare fare alla finanza le valutazioni politiche, i buoni e i
cattivi sono coloro con i quali si possono o non si possono fare affari.
Tornando all’Euro i suoi presunti benefici non solo non sono dimostrabili, ma sono di
gran lunga inferiori ai suoi danni. Per poter aderire all’Euro bisogna rispettare dei
rigidi parametri, fissati dagli accordi di Maastricht e che si basano sui concetti di PIL
e debito pubblico, della cui assurdità abbiamo già detto. I nostri padroni assoluti si
chiamano Duisenberg, Trichet , Almunia, ed altri oscuri personaggi, non eletti dal
popolo e di cui la maggior parte delle persone poco o nulla sa, spesso nemmeno che
faccia abbiano. Non passa giorno che questi personaggi lancino, moniti al nostro ed
altri governi su come vada condotta la politica e soprattutto gestita la spesa pubblica.
Il contratto sociale con cui i cittadini della repubblica delegano i propri
rappresentanti non vale più. Le regole le dettano i padroni della finanza e per
meglio chiarire il concetto mandano i loro uomini in politica, per cui abbiamo questi
servi oscuri del potere finanziario, cresciuti e nutriti dalle mammelle della chiesa
dell’economia globalizzata ed alla luce del verbo della schiavitù finanziaria mondiale.
I Prodi, i Ciampi, gli Amato, i Padoa Schioppa sono in realtà sacerdoti di questa
religione e ne sono al servizio. In veste di uomini politici, spiegano agli italiani, le
loro verità rivelate e come sia assolutamente necessario fare sacrifici al fine di
diventare completamente schiavi del potere bancario. Immancabilmente si danno
ragione tra di loro e fingono labili polemiche con le banche centrali, ma sempre
dichiarandosi d’accordo sui principi.
Con regolarità periodica ammanniscono cifre, spesso contestate, su economie che
crescono, frenano, tirano, inflazioni che salgono, produzioni che rallentano, bilance
che si sbilanciano e tante altre affermazioni che, in tutta onestà gli italiani non
capiscono, né potrebbero capire.
Si limitano a fare il tifo per questa o quella parte politica in base alle simpatie
personali, credendo alle “verità” degli uni e negando le “balle” degli altri e a fare il
tifo per un “risanamento” che non arriverà mai.
Anche quelli che si dichiarano scettici sull’euro pensano che sia troppo tardi per
tornare indietro dall’Euro. Non è così, l’umanità ha cambiato moneta in
continuazione, non c’è niente di irreversibile, potremmo cambiare moneta domani,
purchè ci sia accordo, senza eccessivi problemi.
E’ invece necessario uscire dall’euro per uscire dall’incubo finanziario dell’economia
che deve crescere in eterno, che finirà per strangolarci. Questo perché bisogna
assolutamente togliere la produzione del denaro dalle mani delle banche e restituirla
allo Stato. L’euro è una moneta completamente fuori dal controllo di qualunque
Stato. Non si sa nemmeno quanti ne vengano emessi. Questa è una cosa che il sistema
finanziario ha da tempo capito, rinnegando le proprie stesse teorie. Si può emettere
quanta moneta si vuole, basta che non si sappia in giro. Se Wilcoyote pensa che la
moneta non valga niente questa non varrà niente, ma se continua a pensare che un
biglietto di carta con scritto su “50euro” valga effettivamente 50 euro, va tutto
benissimo. La legge di Wilcoyote è l’unica legge economica davvero valida
sempre.
Ora se è lo Stato ad emettere moneta se ne avvantaggiano tutti, se sono le banche i
risultati li possiamo vedere sempre più con i nostri occhi. Le banche prestano il
nostro denaro a chi vogliono favorire e comprano aziende, che assumono persone,
che votano uomini politici, anch’essi sempre più al servizio delle banche stesse, che
spiegano come il lavoro sia il bene più prezioso e subire la schiavitù delle banche sia
l’unico modo per garantirsi questa immensa fortuna. La commistione tra politica e
finanza è ormai totale e l’unico modo per tornare indietro è riappropriarsi
dell’emissione del denaro, senza emissione contestuale di titoli di debito
pubblico.
Non si tratta di tornare alla lira, anche volendo non sarebbe possibile, visto che è stata
quasi tutta distrutta dalla Banca d’Italia. Si tratta di far emettere una moneta,
chiamatela come vi pare Lira, sesterzio, doblone che sia, direttamente dallo Stato che
si attribuisca l’enorme guadagno del signoraggio e che la usi per fornire servizi ai
cittadini senza bisogno di opprimerli con le tasse.



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