L'Opinione

Bretton Woods e il Fondo Monetario Internazionale - F.M.I.

Prelievo (Special Drawing Right) e non dollaro come di fatto è. La presenza nel
paniere di valute di altre monete ha lo scopo principale, oltre che di favorire Paesi
amici, di nascondere che la moneta del mondo occidentale è la moneta di una singola
nazione, quindi si crea uno sbilanciamento in suo favore. Ad esempio gli Stati Uniti
proibirono di usare gli aiuti del piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa, per
acquistare beni prodotti dall’Argentina, che pure faceva parte del FMI. Molte nazioni
sudamericane, ricche di risorse, che non avevano direttamente partecipato
all’autodistruzione delle potenze europee nella seconda guerra mondiale e che, prima
e dopo la guerra, avevano attratto dall’Europa menti e forza lavoro, rischiavano di
offuscare l’egemonia commerciale americana.
Uno degli equivoci di fondo del FMI è il concetto che uno squilibrio della bilancia
dei pagamenti di una nazione, più importazioni che esportazioni, generi svalutazione.
Errore: per la legge di Wilcoyote, finché una valuta è accettata non si crea né
svalutazione né inflazione. Queste si creano quando il potere finanziario specula su
di essa, scommettendo al rialzo o al ribasso. In questo modo si sono creati gli enormi
debiti di molti Paesi del terzo mondo, divenuti ormai impagabili per l’eccessiva
svalutazione della moneta locale. Questo comporta la distruzione dell’economia
locale, la conseguente svendita al capitale straniero delle migliori risorse, il che
aumenta l’impagabilità del debito. La depauperizzazione delle nazioni
eufemisticamente definite “in via di sviluppo” è la causa principale delle masse
migratorie, sempre più incontrollabili che affliggono il mondo ricco o presunto tale.
Che attraverso il dollaro gli Usa possano fare pressione su qualunque economia, che
ovviamente aderisca al FMI, lo dimostrò la crisi di Suez del ’56, che fu il momento
più basso dei rapporti tra USA e Regno Unito, dalla fine della guerra del 1812. Per
convincere gli inglesi ad abbandonare le loro posizioni nella guerra arabo-israeliana,
senza schierarsi troppo apertamente, gli americani premettero sulla sterlina riuscendo
a svalutarla sensibilmente. La crisi rientrò rapidamente non solo per questo motivo,
ma su altre valute, in altre circostanze, gli effetti sono stati disastrosi e duraturi.
Non c’è crisi dell’ultimo mezzo secolo, dal Brasile, alla Russia, all’Indonesia,
all’Argentina, in cui il FMI non sia in qualche modo coinvolto in negativo. I suoi
critici più feroci sostengono che sia semplicemente una mafia istituzionale di
taglieggiatori.
Di sicuro c’è che la sua funzione, come del resto quella di molti altri organismi
similari, è quantomeno ambigua e addirittura avrebbe dovuto cessare di esistere dopo
il 1971, quando gli Usa misero ufficialmente fine al gold exchange.
In quella data, 15 agosto 1971, il presidente Nixon, dichiarò che non avrebbero
pagato più in oro i dollari delle Banche Centrali, come sancito dagli accordi di
Bretton Woods, mettendo fine alla farsa della convertibilità. Infatti già da tempo tutto
l’oro del mondo, letteralmente, custodito nei depositi di Fort Knox, non bastava a
coprire che una minima parte dei dollari emessi. Il mondo normale quasi non se
accorse, il dollaro non perse di valore, ma il mondo finanziario si agitò parecchio
perché, al contrario di Wilcoyote, sa di correre nel vuoto. La finanza internazionale
trovò il nuovo valore su cui investire, il petrolio, da allora oggetto di speculazioni
selvagge, da affiancare all’oro. Il prezzo del petrolio, sia chiaro per tutti, non ha
niente a che vedere con i costi di estrazione e distribuzione o con l’eccesso di
richiesta rispetto all’offerta. E’ pura, purissima, speculazione finanziaria, la stessa che
ha rovinato molte economie nazionali e molti patrimoni personali. L’incertezza dei
cambi ha amplificato i movimenti speculativi creando la cosiddetta fluttuazione dei
cambi a cui il FMI ha contribuito in modo non certo positivo.
Il fatto stesso che la sbandierata pretesa di lottare contro la povertà del mondo sia
non solo fallita, ma assolutamente contraria alle azioni del Fondo, che sembra faccia
di tutto per incrementarla, lo dimostra.
Con la fine della convertibilità la funzione del FMI veniva a cessare, ma era un centro
di potere troppo importante per rinunciarvi. Così il Fondo scoprì nuove vocazioni per
giustificare se stesso, allargando le proprie competenze, senza per altro mai
chiedere mandato ai paesi donatori ne' a quelli che beneficiano dei suoi prestiti.
Questo dimostra come questi organismi, anche se generati da accordi fra governi,
rappresentino solo se stessi, possano infischiarsene di qualunque potere politico e
siano padroni e non servitori.
Non bisogna pensare di essere al sicuro. Dopo aver distrutto le economie minori la
finanza attaccherà anche le maggiori e in parte lo ha già fatto e senza riguardi per
nessuno. I cittadini statunitensi hanno una maggiore opportunità di ribellarsi (forse)
dei cittadini ghanesi, ma non godono di speciali riguardi da parte dei poteri finanziari:
qualora diventi conveniente speculare ai loro danni, lo faranno senza esitazioni.
Questa esperienza dovrebbe insegnare a diffidarne e a sbarazzarsene invece poco più
di trent’anni dopo il miserabile fallimento di Bretton Woods, gli Stati europei danno
vita ad un nuovo mostro che si chiama Maastricht, un Moloch a cui sacrificare il
benessere dei cittadini dell’Unione europea



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