L'Opinione

Il denaro e la legge del Wilcoyote

Secondo l’economia classica nell’antichità gli uomini usavano il baratto per
commerciare tra di loro. Un pecoraio che voleva scambiare quattro pecore con un
mucca doveva, quindi, prima trovare un mandriano disposto a cedere la mucca che gli
interessava, che fosse disposto ad accettare quattro pecore in cambio e che le pecore
che aveva il pecoraio fossero di suo gradimento. In questo modo gli scambi erano
praticamente impossibili. Un bel giorno poi un genio inventò la moneta, solitamente
metallica, che risolse il problema.
Questa è una solenne sciocchezza, dovuta ad un certo pensiero positivista che porta
descrivere il mondo attuale con le sue scoperte sempre migliore di quello passato. In
questa ottica gli antichi sono sempre rozzi e stupidi.
Una delle maggiori sorprese della cosiddetta mummia del Similaun (un uomo
preistorico perfettamente conservato nei ghiacci trovato al confine tra Austria ed
Italia) è stato il livello qualitativo dei suoi strumenti, costruiti con i materiali di cui
poteva disporre, ma perfettamente adeguati alle sue necessità. Le sue calzature ad
esempio erano impermeabili ed imbottite. La loro fattura era tutt’altro che rozza e gli
consentivano di attraversare le Alpi in pieno inverno.
Il cinema ci mostra i barbari sempre vestiti di stracci bucati e sporchi. Per fortuna non
hanno inventato il cinema ad odori se no ci asfissierebbero di fantasiose puzze. In
realtà le scelte estetiche, alimentari ed anche cosmetiche possono essere discutibili,
ma mai approssimative o inesistenti. Gli indiani d’America nell’ottocento erano
considerati straccioni, eppure i loro capi d’abbigliamento erano molto ricercati e
spesso occorrevano mesi di lavoro per crearne uno.
Per tornare al denaro alcuni strumenti finanziari considerati sofisticati, come il
comodato d’uso o il prestito ad interesse, esistevano già nell’antichità molti millenni
prima dell’invenzione del denaro (se ne parla anche nella Bibbia). Le prime monete
come noi le conosciamo sono greche e di soli pochi secoli prima di Cristo, Erodoto
ne attribuisce l’invenzione a Creso, ricco re di Lidia, anche se in varie forme, pezzi
di metallo punzonato, anelli, strisce, dischi, ecc., si utilizzavano un po’ in tutto il
mondo.
Eppure Egiziani, Fenici, Greci, Persiani, Indiani e tutti gli altri popoli per millenni
hanno commerciato alla grande, senza nulla sapere di PIL e di calcoli
macroeconomici, per non parlare di forme di investimento concettualmente contorte
come le obbligazioni strutturate, i covered warrant, i futures ed altre ancora più
incomprensibili. La monetazione greca non ha portato nessuno sconvolgimento.
Quando l’economia si basa su merci reali non ha bisogno di denaro, anzi il
denaro è solo uno dei beni. Le monete greche venivano accettate anche al di fuori
del mondo ellenico senza bisogno di un tasso di scambio.
Il problema si pone quando si creano beni irreali. Una battuta di Beppe Grillo diceva
che “comprare futures vuol dire comprare una cosa che non esiste con del denaro che
non hai”. Il guaio è che quasi tutti gli strumenti finanziari oggigiorno sono
ugualmente inesistenti. Spesso sentiamo dire che in una giornata di borsa negativa
sono stati bruciati una enorme quantità di miliardi (di lire, di euro, di dollari… fa lo
stesso). In realtà quei soldi non sono mai esistiti.
Se entriamo in una banca a chiedere un prestito, la banca pretende da noi delle
garanzie, mobili o immobili su cui rivalersi oppure garanzie di entrate future, come
uno stipendio o garanzie di terzi come le fideiussioni.
Ma i soldi che la banca ci dà da cosa sono garantiti? La risposta è semplice: da
niente.
E’ pur vero che la banca deve comunque tenere liquida una parte del capitale
circolante, ma questa percentuale oltre ad essere infinitesimale, non viene versata
nelle mani dei creditori, che in genere non hanno nemmeno modo di controllare che
esista davvero. E’ un po’ come se uno chiedesse in prestito un milione di euro dando
in garanzia un paio di scarpe che sono in casa sua.
Nei secoli passati il denaro aveva un valore intrinseco, che non era solo il valore del
metallo che componeva la moneta. Già nel III secolo a.C. esistevano monete che
avevano un valore reale inferiore a quello fiduciario. La prima moneta romana fu
l’aes rude, in bronzo, che pesava una libbra romana (poco più di 300gr all’epoca) di
bronzo e valeva proprio una libbra di bronzo. Ben presto si accorsero che conveniva
ridurre il peso pur mantenendo il valore nominale e questo certamente senza scopo di
truffa. Eppure le monete venivano accettate lo stesso ed al valore nominale.
Nell’antica Roma repubblicana le monete di bronzo potevano essere coniate solo
dallo stato e portavano sul verso la scritta SC (senatusconsultum) mentre quelle
d’argento potevano essere emesse dalle famiglie senza autorizzazione. In pratica le
monete in metallo pregiato erano garantite dal patrimonio ed anche dal prestigio delle
famiglie, oltre che dal valore del metallo, mentre quelle in bronzo erano garantite
dallo Stato e dalla divinità che vi era effigiata.
Nell’America prima della guerra di secessione, poiché gli Americani ritenevano un
loro diritto costituzionale battere moneta, anche i commercianti lo facevano. Si è
calcolato circolassero oltre settemila tipi di banconote emesse da milleseicento
banche diverse, alcune fallite da tempo ed almeno cinquemila tipi di banconote false,
a dimostrazione che il denaro è solo una convenzione. E’ un po’ come nei cartoni
animati di Silvestro o di Wilcoyote, in cui il personaggio percorre un ponte che
all’improvviso finisce. Il personaggio continua a correre nel vuoto finché non si
rende conto di essere sospeso in aria e solo a quel punto cade, come se la legge di
gravità fosse un elemento soggettivo, che interviene solo quando se ne ha la
consapevolezza.
La fine della guerra di secessione fece diventare carta straccia tutti i dollari degli Stati
del sud e prevalere il”greenback” il dollaro verde, l’unico a poter essere cambiato in
oro. Questo genere di eventi, in un secolo turbolento, portò tutti i governi europei a
cercare la parità con l’oro, considerato un bene universalmente accettato, per dare
stabilità alla moneta, come già teorizzato da David Ricardo ed altri economisti
inglesi. La crisi del 29, tuttavia vide le banche americane fallire pur avendo le casse
piene d’oro. Non potevano pagare gli interessi e i massicci prelievi, perché nessuno
chiedeva prestiti e depositava.
Come già notava Aristotele il denaro ha in sé una contraddizione: è sia una unità di
misura che un deposito di valore. Ora come unità di misura deve restare costante.
Se un uomo è alto un metro e ottanta, l’anno seguente non sarà diventato uno e
novanta per via della svalutazione del metro.
Se invece è un bene il suo valore può oscillare. L’oro è un bene, la casa anche. Anche
le cipolle sono un bene seppur deperibile. Ma che bene è una banconota o, peggio
ancora, un fido in banca, una cosa che nemmeno si vede? E come si fa a stabilirne il
valore? Ai tempi di Aristotele questo problema non c’era, o era molto ridotto e il
denaro non si moltiplicava da solo.
Non succedeva perchè, in passato, le monete erano garantite da beni mobili e
immobili, più o meno alla pari, cioè al valore di mercato. Augusto riuscì a fare una
riforma monetaria passando dai 12 assi per denaro ai 16 assi per denaro. Il cambio di
moneta non creò nessuna crisi. Augusto mantenne l’aureo del valore di 25 denari, che
rimase per secoli il rapporto ufficiale tra argento e oro, anche se le monete in oro e
argento ridussero progressivamente il contenuto di metallo prezioso.
Nel medioevo e più tardi ancora apparvero le prime banconote, che erano in realtà dei
semplici contratti di affidamento denaro. Le banche custodivano i soldi e li
trasferivano per conto dei loro clienti e venivano pagate per questo. Prestavano anche
soldi ma mai più di quello che possedevano.
Il cambio di regime che ci porta la sistema attuale avviene alla fine del 1600 con la
creazione della Banca d’Inghilterra e successivamente delle altre banche statali
Europee, dopo che le monarchie si erano consolidate. Inizialmente avevano solo lo
scopo di ritirare dal commercio le monete usurate e riemetterne di nuove, garantite
dalla Corona, in breve divennero le esclusive emittenti di moneta, controllando le
banche private commerciali attraverso il tasso di sconto ed operazioni di mercato. Il
nuovo sistema bancario generava disponibilità di denaro per lo Stato in primo luogo e
trasversalmente per il resto della società, perché anche le banche commerciali
emettevano denaro attraverso i prestiti.
La cosa funziona così: la banca commerciale possiede una certa cifra, diciamo 1000
sterline, tanto per fare un esempio, in oro o moneta, convertibile con la Banca
centrale.
La banca commerciale può prestare soldi fino a 1000 sterline, qualcosa in meno per
tenere un po’ di riserva.
Se ipotizziamo che la banca abbia sede in una piccola cittadina dove è l’unica banca,
i soldi prestati vengono spesi e chi li riceve li versa di nuovo nella stessa banca per
sicurezza e per avere un po’ di interesse. Quindi la banca rientra in possesso delle sue
1000 sterline in deposito più 1000 sterline di credito.
La banca può quindi prestare di nuovo 1000 sterline, che ritorneranno indietro nello
stesso modo, così la banca avrà di nuovo 1000 sterline in cassa, ma contabilmente
avrà 1000 di depositi e 2000 di crediti.
La cosa si può ripetere all’infinito e la banca può avere centinaia di migliaia di
sterline in circolo e solo mille in cassa, Questi soldi non esistono e se alcuni
depositanti dovessero chiedere di riavere anche solo 1000 e una sterlina, la banca non
potrebbe evadere la richiesta perché ne ha solo 1000 in cassa. Più è alta l’esposizione
della banca più è alto il rischio d’insolvenza. Questo è la ragione per cui, adducendo
i motivi più improbabili (antiriciclaggio, antimafia) il governo italiano ha varato
leggi che impediscono di prelevare grossi quantitativi di valuta.
In realtà il sistema ha scoperto da tempo il miracolo della riproduzione del denaro che
può creare enormi ricchezze in breve tempo e senza fatica. Le banche da sole o in
combutta con i privati, vedi il caso Parmalat, possono generare flussi di denaro
enormi del tutto indipendenti dalla produzione di beni e servizi. L’informatizzazione,
i Bancomat, le carte di credito, che pure non vengono considerati denaro, ormai
compongono la maggioranza dei movimenti di valuta e sono completamente privi di
controvalore in beni materiali.
Questo nega i principali concetti sacri dell’economia, in particolare che un eccesso
di moneta causa inflazione, idea molto cara ai monetaristi di varie scuole. Ciò poteva
essere vero quando la moneta aveva un valore reale, accadde infatti subito dopo la
scoperta dell’America, quando un eccesso di oro proveniente dal nuovo mondo, ne
causò un abbassamento di valore, ma non è affatto vero quando la moneta è irreale. I
soldi non esistono, la gente non lo sa e li usa lo stesso, proprio come Wilcoyote corre
nell’aria. Non si genera inflazione per un eccesso di moneta non fosse altro perché,
oggi come oggi, nessuno è in grado di dire quanta moneta sia realmente in
circolazione. Da decenni la Corea del nord viene accusata di emettere dollari falsi.
L’accusa non è provata ma certo è che una quantità enorme di dollari perfettamente
imitati circola in estremo oriente e da qui in tutto il mondo. Questo non sembra
intaccare minimamente il valore del dollaro. La rivoluzione francese, quella russa,
quella messicana e tante altre, si finanziarono emettendo enormi quantità di valuta
cartacea, garantita praticamente da nulla. Quando il presidente americano Nixon
annunciò, nel 1971, che il dollaro non era più convertibile in oro, il valore del dollaro
non diminuì.
L’inflazione si crea non per un eccesso di disponibilità di carta, ma per perdita di
credibilità, in quel caso la gente usa la valuta per acquistare generi considerati più
sicuri, aumentandone il valore.
L’inflazione di un bene rispetto ad un altro riguarda solo i beni reali. Se ci sono molte
pecore e poche mucche ed un’alta richiesta di mucche, il valore di queste in pecore
aumenta, ma se ci sono un numero di mucche adeguato alle richieste, anche in
presenza di una enorme quantità di soldi il loro prezzo non aumenta.
Nessuno è in grado di dire se il denaro in circolazione è troppo ed anche le
produzioni industriali sono in grado di soddisfare in eccesso ogni tipo di richiesta, la
formazione dei prezzi è un fenomeno dato da effetti complessi, spesso pilotati e ben
poco hanno a che vedere con la legge della domanda e dell’offerta. L’economia
definisce pomposamente leggi delle modeste teorie, spesso fallaci.
La legge della domanda e dell’offerta è però valida tra valute diverse. Se c’è molta
richiesta di dollari e poca di pesos argentini, il primo aumenta di valore e il secondo
scende, proprio come avviene per mucche e pecore, a prescindere dalle condizioni
dell’economia dei due Paesi. Questa è un’arma tremenda e una mina enorme per la
stabilità del mondo.
Contrariamente a quanto si crede l’umanità ha sempre usato e continua ad usare il
baratto. Nel passato erano denaro il tabacco, il whisky, il riso. Gli scambi principali
tra Stati ancora oggi avvengono tra forniture di beni e servizi, in cui il denaro è solo
un metro di misura e il compenso in mazzette da pagare agli uomini politici coinvolti.
Quando c’è incertezza sul valore delle valute il mercato finanziario, come la gente
comune, si getta su beni reali, considerati di rifugio, oro, immobili e dagli anni
settanta anche il petrolio, causandone l’aumento del prezzo.Quanto alla decantata
parità aurea che avrebbe dovuto garantire stabilità, questa non ha mai funzionato,
anzi. da quando è stata proibita la conversione delle monete in oro sono sempre
migliorate le condizioni dell’economia.



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